Parole e Colori

Rinascita

Accadde un giorno, in un luogo lontano e sconosciuto, ciò che mai nessuno avrebbe immaginato. L’aria nelle città era pesante, e non si trattava di una questione puramente materiale.

Tutti rispettavano rigorosamente un distanziamento reciproco, necessario all’impedimento della trasmissione di quel virus che si era impossessato delle loro vite. Fisicamente lontani, erano però indissolubilmente uniti dalla paura, quella con la “P maiuscola”, quella che non lasciava speranza: la paura della morte. Accettavano ogni sorta di compromesso, pur di restare in vita. Credevano a qualsiasi parola, ciecamente, come bambini fiduciosi nelle cure amorevoli del proprio genitore, delegando ad una suprema intelligenza la propria salvezza, senza indugi e perplessità.

Tutti o quasi, perché alcuni ebbero sin dall’inizio il dubbio che qualcosa non tornasse, come se ci fosse una sinistra intenzione ben diversa dall’apparenza. Come se il genitore non fosse così tanto amorevole. E costoro iniziarono a porre domande, desiderando comprendere con discernimento le reali dinamiche dei fatti.  Provarono a confrontarsi, cercarono soluzioni. Allora accadde qualcosa di paradossale: vennero zittiti e accusati, dovettero moderare le parole e accettare di buon grado le nuove regole, pena la pubblica derisione.

Lentamente, ma neanche poi così tanto, il distanziamento fisico imposto a fini salvifici, si trasformò per molti in qualcosa d’altro, che nulla aveva a che vedere con l’obiettivo primario: la sopravvivenza del corpo.  L’animo di molti si spense, sovrastato da un’apatia estremamente contagiosa, addirittura più dello stesso virus. Tristezza, sconforto e una nuova paura, quella di aver scordato la gioia di vivere, si insinuarono tra le menti subdolamente.

Tutto proseguì immutato per un tempo che parve interminabile e che nessuno fu in grado di definire con esattezza. I volti coperti sin sopra il naso con mascherine dai colori variopinti, impedivano alle bocche di mostrare il sorriso e parevano appartenere ad asettiche bambole in un frenetico passaggio.

“L’altro” era diventato un potenziale nemico a priori, da tenere con diffidenza a debita distanza. Fatto che rassicurava decisamente molte persone, convinte che il rispetto delle regole imposte avrebbe condotto loro verso un futuro di immortalità. Altre invece ne soffrivano, sentendosi imprigionate in una vita priva di ogni sapore.

Regnava molta confusione, le informazioni che giungevano erano spesso in netto contrasto tra loro e la soluzione, la cura in grado di far tornate tutti a vivere davvero, restava un miraggio lontano.

Aleggiava negli animi una cupa rassegnazione e spesso le forze non erano sufficienti nemmeno per sperare in un futuro migliore. Ma ad un certo punto, durante una tiepida giornata di sole, alcuni si accorsero di aver sviluppato, grazie alle restrizioni, una particolare e nuova sensibilità. Attraverso gli sguardi che emergevano oltre le mascherine, riuscirono improvvisamente a leggere le profondità degli animi. La sensazione che provarono fu a dir poco entusiasmante, anche se preferirono non parlarne a nessuno. In breve tempo però non fu più possibile tacere, perché gli sguardi cambiarono e gli occhi iniziarono a mostrare sorrisi sempre più contagiosi. La negazione degli abbracci, gli sguardi sfuggenti e diffidenti, avevano spinto molti a sentire un profondo desiderio di vivere. Talmente profondo da aver trasformato il loro modo di comunicare, sviluppando nuove potenzialità in grado di superare gli ostacoli in maniera del tutto imprevista.

Da quella volta nulla fu più come prima, ma fu molto… molto meglio.

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